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Biomarkers
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10 parameters
Il colesterolo HDL (High-Density Lipoprotein) è conosciuto come “colesterolo buono”. Indica la quantità di lipoproteine ad alta densità in grado di trasportare il colesterolo in eccesso dai tessuti e dalle arterie verso il fegato, dove verrà eliminato.
Il colesterolo LDL (Low-Density Lipoprotein) è conosciuto come “colesterolo cattivo”. Indica la quantità di particelle che trasportano il colesterolo dal fegato verso i tessuti. Quando è troppo alto, tende ad accumularsi nelle pareti delle arterie.
Il colesterolo non-HDL rappresenta la quantità totale di colesterolo “cattivo”, ovvero tutto il colesterolo trasportato dalle lipoproteine aterogene (come LDL, VLDL, IDL). È un indicatore più completo del solo LDL per valutare il rischio cardiovascolare, perché include tutte le particelle che possono depositarsi nelle arterie e favorire la formazione di placche.
Il colesterolo totale rappresenta la somma di tutto il colesterolo presente nel sangue: HDL (buono), LDL (cattivo), VLDL e altre frazioni minori. È una misura generica della quantità complessiva di lipidi circolanti.
Il rapporto colesterolo totale / HDL misura il bilancio tra il colesterolo complessivo circolante e la quota “protettiva” rappresentata dall’HDL. È un indicatore sintetico ma potente dell’equilibrio lipidico generale, utile per stimare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.
La Lipoproteina(a) è una variante dell’LDL che contiene una proteina aggiuntiva chiamata apolipoproteina(a). È un marcatore genetico: i suoi livelli sono determinati principalmente dall’ereditarietà e tendono a rimanere stabili per tutta la vita.
L’omocisteina è una sostanza che il nostro corpo produce durante il metabolismo della metionina, un amminoacido presente in molti alimenti proteici. In condizioni normali, l’omocisteina non si accumula perché viene trasformata in altre molecole utili all’organismo, grazie all’aiuto di alcune vitamine fondamentali: la B6, la B12 e l’acido folico.
PCR (Proteina C Reattiva) è una proteina prodotta dal fegato in risposta a un’infiammazione acuta. I suoi valori si alzano rapidamente in caso di infezioni gravi, traumi, infiammazioni sistemiche o malattie autoimmuni. È un marker utile in ambito clinico per identificare e monitorare stati infiammatori importanti, spesso accompagnati da febbre o altri sintomi evidenti. Quando supera valori molto elevati (es. >10 mg/L), suggerisce una risposta infiammatoria acuta o un’infezione in atto che richiede attenzione immediata.
I trigliceridi sono una forma di grasso presente nel sangue, prodotta dall’organismo o introdotta attraverso l’alimentazione. Sono la principale riserva energetica dell’organismo e vengono immagazzinati nel tessuto adiposo. In condizioni normali, i trigliceridi forniscono energia, ma in eccesso diventano un marcatore di rischio metabolico.
Questo rapporto confronta la quantità di trigliceridi (grassi nel sangue) con il colesterolo HDL (il colesterolo “buono”). È un indicatore indiretto della sensibilità all’insulina e della salute metabolica generale.

5 parameters
L’acido urico è una sostanza di scarto prodotta durante la degradazione delle purine, composti presenti nel DNA e in molti alimenti (come carne rossa, frattaglie, alcol, crostacei). Viene eliminato principalmente attraverso i reni. Un suo aumento nel sangue può indicare che il corpo lo sta producendo in eccesso o che i reni non lo stanno eliminando in modo efficace.
L’HbA1c, o emoglobina glicata, misura la percentuale di emoglobina presente nei globuli rossi che ha legato il glucosio. Questo parametro fornisce una media dei livelli di glicemia nelle ultime 8-12 settimane, riflettendo l’andamento del glucosio nel tempo piuttosto che in un singolo momento.
La glicemia a digiuno indica la quantità di glucosio nel sangue dopo almeno 8 ore senza assumere cibo. Il glucosio è la principale fonte di energia per il corpo, ma i suoi livelli devono essere mantenuti in un intervallo ben definito. La glicemia fornisce un’istantanea della regolazione del metabolismo degli zuccheri.
L’indice HOMA-IR (Homeostatic Model Assessment for Insulin Resistance) è un calcolo che stima la resistenza insulinica, cioè quanto il corpo fatica a rispondere all’insulina. Si ottiene moltiplicando il valore della glicemia a digiuno (mg/dL) per quello dell’insulina a digiuno (μU/mL) e dividendo il risultato per 405.
L'insulina a digiuno misura quanto ormone insulina è presente nel sangue dopo almeno 8 ore senza cibo. L’insulina è prodotta dal pancreas e ha il compito di permettere al glucosio (lo zucchero nel sangue) di entrare nelle cellule, dove viene utilizzato come fonte di energia. Valori normali indicano un buon equilibrio nel metabolismo degli zuccheri.

4 parameters
L’FT3 (Triiodotironina libera) è la forma attiva degli ormoni tiroidei. È responsabile dell’azione diretta sugli organi e sui tessuti, regolando la velocità con cui il corpo consuma energia, produce calore e utilizza ossigeno. È l’ormone tiroideo che “fa davvero il lavoro”.
Il rapporto FT3/FT4 misura l’efficienza con cui l’ormone tiroideo T4 viene convertito nella sua forma attiva FT3. Fornisce un’indicazione diretta sulla funzionalità metabolica della tiroide, al di là dei singoli valori ormonali.
L’FT4 (Tiroxina libera) è uno degli ormoni principali prodotti dalla tiroide. È la forma “di riserva” dell’ormone tiroideo, che viene successivamente convertita nella forma attiva (FT3) nei tessuti. Indica quanta tiroxina è disponibile nel sangue in forma biologicamente attiva (non legata alle proteine plasmatiche).
Il TSH (Thyroid Stimulating Hormone) è l’ormone secreto dall’ipofisi che regola l’attività della tiroide, stimolandola a produrre FT4 e FT3. Funziona come un “termostato centrale” che misura i livelli di ormoni tiroidei e li mantiene entro un intervallo ottimale.

5 parameters
Il DHEAS (deidroepiandrosterone solfato) è la forma solforilata del DHEA, prodotto quasi esclusivamente dalle ghiandole surrenali. È il precursore steroideo più abbondante nel sangue umano e funge da serbatoio per la sintesi periferica di androgeni ed estrogeni nei tessuti. I suoi livelli riflettono direttamente l'attività della corteccia surrenale, in particolare della zona reticolare.
L’estradiolo è il principale ormone estrogenico nelle donne in età fertile. È prodotto principalmente dai follicoli ovarici ed è responsabile di gran parte delle funzioni riproduttive e sistemiche del corpo femminile.
L’FSH è un ormone dell’ipofisi che stimola, nelle donne, la crescita dei follicoli ovarici (che contengono gli ovuli) e la produzione di estrogeni. Negli uomini, regola la spermatogenesi, cioè la produzione di spermatozoi.
Il LH (ormone luteinizzante) è un ormone prodotto dall’ipofisi che, nelle donne, stimola l’ovulazione e la produzione di progesterone nella seconda fase del ciclo. Insieme all’FSH, regola l’intero ciclo mestruale. Il LH è un ormone prodotto Negli uomini, stimola le cellule dei testicoli (cellule di Leydig) a produrre testosterone.
Il rapporto LH/FSH confronta i livelli di due ormoni chiave nella regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. Serve per valutare eventuali squilibri ormonali sia nelle donne (es. PCOS) sia negli uomini (es. ipogonadismo).

7 parameters
I folati (vitamina B9) comprendono sia le forme naturali che l’acido folico sintetico. Sono essenziali per la sintesi del DNA, la divisione cellulare e la formazione dei globuli rossi. È cruciale durante la gravidanza per il corretto sviluppo del sistema nervoso fetale, ma svolge un ruolo fondamentale anche nella vita adulta.
La ferritina è una proteina che immagazzina il ferro all’interno delle cellule, specialmente nel fegato, nella milza e nel midollo osseo. La sua concentrazione nel sangue riflette la quantità di ferro “in deposito” nell’organismo, rendendola il miglior indicatore delle riserve totali di ferro.
Il magnesio è un minerale essenziale coinvolto in oltre 300 reazioni biochimiche nel corpo. È necessario per la produzione di energia, la sintesi proteica, la trasmissione nervosa e il funzionamento muscolare, inclusa la contrazione del cuore.
La sideremia misura quanto ferro è presente nel sangue in un dato momento. Più precisamente, indica la quantità di ferro trasportata dalla transferrina, una proteina che ha il compito di distribuirlo dove serve. Questo valore riflette la disponibilità immediata di ferro che l’organismo può usare, ad esempio, per produrre emoglobina (la proteina che trasporta ossigeno nei globuli rossi) o per altre funzioni cellulari.
La transferrina è una proteina prodotta dal fegato che ha il compito di trasportare il ferro nel sangue, portandolo dai depositi agli organi e ai tessuti che ne hanno bisogno (soprattutto al midollo osseo, dove si producono i globuli rossi). Indica quindi quanto “mezzo di trasporto” del ferro è disponibile nel corpo.
La vitamina B12 è una vitamina idrosolubile cruciale per la sintesi del DNA, la produzione dei globuli rossi e il funzionamento del sistema nervoso centrale. Viene assorbita nell’intestino grazie al fattore intrinseco prodotto dallo stomaco.
La vitamina D (25-idrossivitamina D) è la forma di deposito della vitamina D nel sangue e rappresenta il miglior indicatore dello stato vitaminico complessivo. Questa vitamina è essenziale per il metabolismo del calcio, la salute delle ossa, la funzione muscolare, l’immunità e il benessere del sistema nervoso.

15 parameters
L’albumina è una proteina prodotta dal fegato e rappresenta la frazione proteica più abbondante nel sangue. La sua concentrazione riflette lo stato nutrizionale, la funzionalità epatica e l’equilibrio dei liquidi corporei. Valori alterati possono indicare disfunzioni del fegato, malnutrizione o processi infiammatori.
La frazione Alfa-1 nell'elettroforesi sieroproteica rappresenta un gruppo di glicoproteine a migrazione rapida, prodotte principalmente dal fegato. La componente predominante è l'alfa-1-antitripsina (AAT), affiancata da alfa-1-glicoproteina acida (orosomucoide) e altre proteine minori. Questa frazione riflette sia la capacità sintetica del fegato sia la risposta infiammatoria acuta dell'organismo.
La frazione Alfa-2 è la seconda banda proteica identificata nell'elettroforesi sieroproteica e raggruppa alcune delle proteine plasmatiche più importanti sul piano clinico. Le componenti principali sono l'alfa-2-macroglobulina — il più grande inibitore proteico del plasma — e l'aptoglobina, proteina legante l'emoglobina libera. Entrambe sono sintetizzate dal fegato e riflettono, insieme, lo stato infiammatorio, la funzionalità epatica e l'integrità dei globuli rossi.
La frazione Beta-1 rappresenta la prima delle due sottobande della regione beta nell'elettroforesi sieroproteica, separabile dalla Beta-2 grazie alle tecniche elettroforetiche ad alta risoluzione. La proteina dominante di questa frazione è la transferrina, sintetizzata dal fegato con il compito di trasportare il ferro nel sangue verso i tessuti che ne hanno bisogno. Contribuisce in misura minore anche il complemento C3, componente centrale del sistema immunitario innato.
La frazione Beta-2 è la seconda sottobanda della regione beta nell'elettroforesi sieroproteica, separabile dalla Beta-1 con tecniche ad alta risoluzione. La proteina protagonista di questa frazione è la beta-2-microglobulina e, soprattutto, il complemento C3 nella sua componente a migrazione più lenta, affiancati dalla proteina C reattiva in corso di infiammazione. È una frazione meno conosciuta rispetto alle altre, ma ricca di informazioni cliniche rilevanti, specialmente in ambito renale e immunologico.
La bilirubina frazionata permette di distinguere le due forme principali in cui la bilirubina si presenta nel corpo: la forma indiretta, che è ancora non processata, e quella diretta, che è già stata lavorata dal fegato per poter essere eliminata. Questa distinzione è fondamentale perché permette di capire se il problema riguarda la produzione di bilirubina, la sua trasformazione da parte del fegato o la sua eliminazione attraverso le vie biliari.
La bilirubina indiretta (o non coniugata) è il prodotto iniziale della degradazione dell'emoglobina, rilasciata dalla distruzione fisiologica dei globuli rossi a fine vita. Viene prodotta principalmente nella milza e nel fegato dai macrofagi, che smontano il gruppo eme liberando bilirubina. In questa forma è insolubile in acqua e circola nel sangue legata all'albumina, in attesa di essere captata dal fegato per essere trasformata in forma solubile ed eliminata.
La bilirubina è una sostanza di scarto prodotta quando il corpo “smonta” i globuli rossi vecchi. La bilirubina totale rappresenta la somma di due forme: una forma non ancora lavorata dal fegato (indiretta o non coniugata) e una già elaborata per essere eliminata (diretta o coniugata).
La fosfatasi alcalina è un enzima che si trova principalmente nel fegato e nelle ossa. Quando i suoi valori nel sangue aumentano, può essere un segnale che il fegato sta affrontando uno sforzo nel liberare la bile, oppure che nelle ossa c’è un’attività anomala, come accade durante la crescita, una frattura in guarigione o alcune malattie ossee. ALP serve quindi a capire se c’è un possibile problema a livello epatico o scheletrico.
La frazione Gamma è l'ultima banda dell'elettroforesi sieroproteica e rappresenta la regione delle immunoglobuline, ovvero gli anticorpi prodotti dai linfociti B e dalle plasmacellule. A differenza delle altre frazioni, non è sintetizzata dal fegato ma dal sistema immunitario adattativo, distribuito in tutto l'organismo. È la banda più variabile e clinicamente ricca di significato, capace di raccontare lo stato del sistema immunitario in modo unico.
La GGT è un enzima presente soprattutto nel fegato, che entra in azione quando quest’organo è esposto a sostanze da smaltire, come alcol, farmaci o tossine. Un suo aumento nel sangue è spesso il primo segnale che il fegato è sotto pressione, anche se non ci sono ancora danni gravi. Indica quindi un possibile sovraccarico del fegato, soprattutto in relazione allo stile di vita.
Le proteine totali rappresentano la somma delle principali proteine presenti nel sangue, principalmente albumina e globuline. Questo parametro fornisce una panoramica generale dello stato nutrizionale, della funzionalità epatica e del sistema immunitario. Valori alterati possono suggerire infiammazione, disidratazione o condizioni metaboliche o immunologiche.
Il rapporto A/G esprime la relazione quantitativa tra l'albumina e la somma di tutte le globuline sieriche (frazioni Alfa-1, Alfa-2, Beta e Gamma). Non è una proteina misurabile direttamente, ma un indice calcolato che sintetizza in un unico numero l'equilibrio tra la principale proteina di sintesi epatica e le proteine del sistema immunitario e della risposta infiammatoria. È un parametro di lettura globale dell'elettroforesi, utile per orientare rapidamente l'interpretazione clinica.
La GOT, o AST (aspartato aminotransferasi), è un enzima presente nel fegato, ma anche in altri organi come il cuore, i muscoli e i reni. Quando una di queste cellule si danneggia, rilascia AST nel sangue. Per questo motivo, un valore elevato non segnala solo un problema epatico, ma può indicare un danno più generale a livello del corpo.
La GPT, anche conosciuta come ALT (alanina aminotransferasi), è un enzima presente soprattutto nelle cellule del fegato. Quando le cellule epatiche sono danneggiate o stressate, rilasciano ALT nel sangue. Per questo motivo, i suoi livelli rappresentano un indicatore sensibile della salute del fegato.

10 parameters
L'aPTT è un esame che misura il tempo necessario affinché il sangue coaguli attraverso la via intrinseca e comune della coagulazione. Valuta l'efficienza di una cascata enzimatica che coinvolge i fattori XII, XI, IX, VIII, X, V, II e il fibrinogeno, tutti prodotti principalmente dal fegato. È uno degli esami fondamentali per valutare la capacità coagulativa del paziente prima di un intervento chirurgico o in presenza di sanguinamenti anomali.
L’emoglobina è una proteina contenuta nei globuli rossi, fondamentale per trasportare l’ossigeno dai polmoni a tutti i tessuti del corpo. I suoi livelli indicano la capacità del sangue di ossigenare l’organismo in modo efficace.
L’MCH (Mean Corpuscular Hemoglobin) indica la quantità media di emoglobina contenuta in ciascun globulo rosso, ed è espresso in picogrammi (pg). L’emoglobina è la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue, quindi questo valore riflette quanto “carburante” porta ogni singola cellula rossa.
L’MCHC rappresenta la concentrazione media di emoglobina all’interno dei globuli rossi, ed è espresso in g/dL. Si calcola dividendo l’emoglobina totale per il volume degli eritrociti (ematocrito) e moltiplicando per 100 per ottenere g/dL, ed è un indice utile per valutare quanto “concentrati” siano i globuli rossi dal punto di vista emoglobinico. Non fornisce informazioni sulla quantità assoluta di emoglobina, ma sulla sua distribuzione nei singoli eritrociti.
Il MCV misura la dimensione media dei globuli rossi (eritrociti) e aiuta a capire se sono normali, piccoli o grandi. Serve per classificare le anemie in base al tipo di alterazione: microcitiche, normocitiche o macrocitiche.
Il MPV misura la dimensione media delle piastrine, le cellule responsabili della coagulazione del sangue. Le piastrine più giovani tendono a essere più grandi, mentre quelle più vecchie sono più piccole: quindi questo parametro fornisce un’indicazione sulla dinamica della produzione e del ricambio piastrinico.
Le piastrine sono piccoli frammenti cellulari fondamentali per attivare il processo di coagulazione del sangue. Nonostante non siano cellule complete, svolgono un ruolo essenziale nella formazione del coagulo e nella riparazione dei vasi danneggiati. Il loro numero rappresenta un indicatore indiretto dello stato del midollo osseo e del sistema emostatico nel suo complesso.
Gli eritrociti sono le cellule più abbondanti del sangue, prodotte nel midollo osseo rosso attraverso un processo chiamato eritropoiesi, regolato principalmente dall'ormone eritropoietina (EPO) sintetizzata dal rene. La loro funzione principale è trasportare ossigeno dai polmoni a tutti i tessuti dell'organismo grazie all'emoglobina contenuta al loro interno, restituendo anidride carbonica verso i polmoni per l'eliminazione. Il conteggio degli eritrociti è uno dei parametri fondamentali dell'emocromo e riflette direttamente la capacità del sangue di ossigenare i tessuti.
Il tempo di protrombina misura quanto impiega il sangue a coagulare attraverso la via estrinseca e comune della coagulazione. Rappresenta quindi un indicatore della funzionalità dei fattori della coagulazione prodotti dal fegato e della disponibilità di vitamina K.
La VES serve a capire se nel corpo è presente uno stato infiammatorio, anche silenzioso. Misura quanto velocemente i globuli rossi scendono verso il fondo di una provetta in un’ora. Se ci sono infiammazioni, infezioni croniche o alcune malattie autoimmuni, nel sangue aumentano delle proteine che fanno “incollare” i globuli rossi tra loro, facendoli sedimentare più velocemente. Quindi, una VES alta è spesso un segnale che qualcosa non va, anche se non specifica esattamente cosa.

13 parameters
I basofili sono un tipo di globuli bianchi (leucociti) coinvolti nelle risposte allergiche e infiammatorie. Il valore assoluto indica quanti basofili sono presenti nel sangue in termini numerici (es. cellule per microlitro).
Indica la percentuale di basofili rispetto al totale dei globuli bianchi nel sangue. È utile per valutare la composizione del sistema immunitario e le risposte allergiche.
L’ematocrito rappresenta la percentuale del volume di sangue occupata dai globuli rossi. In parole semplici, indica quanto “spazio” del sangue è composto da cellule che trasportano ossigeno, rispetto alla parte liquida (plasma). È un valore espresso in percentuale (%) e aiuta a comprendere se il sangue è ben bilanciato tra parte cellulare e parte fluida.
Gli eosinofili sono un tipo di globuli bianchi specializzati nella risposta a parassiti, allergeni e, in parte, anche a malattie autoimmuni. Il valore assoluto indica quanti eosinofili circolano nel sangue, espressi in numero per microlitro
Questa voce indica la percentuale di eosinofili sul totale dei globuli bianchi. È un valore relativo, utile per capire quanto spazio occupano gli eosinofili nel quadro complessivo della risposta immunitaria.
I linfociti sono una sottopopolazione dei globuli bianchi, specializzati nel riconoscere e neutralizzare agenti patogeni specifici, come virus, cellule infette o cellule tumorali. Si dividono in tre principali categorie: linfociti T (coinvolti nella risposta cellulare), linfociti B (produttori di anticorpi) e cellule NK (natural killer, che eliminano cellule anomale o infettate). Il loro numero fornisce informazioni sullo stato di attivazione del sistema immunitario, soprattutto nelle infezioni virali e nelle malattie autoimmuni.
La percentuale di linfociti rappresenta la quota relativa di questi globuli bianchi rispetto al totale dei leucociti presenti nel sangue. Non indica il numero assoluto di linfociti, ma quanto “peso” hanno all’interno della risposta immunitaria complessiva. Questo valore è utile per interpretare l’equilibrio tra le varie popolazioni di cellule immunitarie.
I monociti sono un tipo di globuli bianchi facenti parte del sistema immunitario innato. Si formano nel midollo osseo e circolano nel sangue prima di migrare nei tessuti, dove si differenziano in macrofagi e cellule dendritiche, fondamentali per la fagocitosi di agenti patogeni, la presentazione degli antigeni e la modulazione della risposta immunitaria. Sono coinvolti nella difesa contro infezioni e nella riparazione tissutale.
Il valore percentuale dei monociti rappresenta la quota relativa di questi globuli bianchi rispetto al totale dei leucociti nel sangue, quindi quanto i monociti “pesano” nella composizione complessiva del sistema immunitario in quel momento. È utile per analizzare gli equilibri tra le diverse popolazioni leucocitarie, specialmente durante infezioni o stati infiammatori.
I neutrofili sono il tipo più abbondante di globuli bianchi (leucociti) e rappresentano la prima linea di difesa del sistema immunitario innato. Sono cellule fagocitarie specializzate nell’identificare, inglobare e distruggere agenti patogeni, soprattutto batteri. Vengono prodotti nel midollo osseo e rilasciati nel sangue pronti ad intervenire in caso di infezioni o infiammazioni acute.
La percentuale dei neutrofili rappresenta quanto spazio occupano questi globuli bianchi rispetto al totale dei leucociti presenti nel sangue. È un valore relativo, che aiuta a comprendere la composizione del sistema immunitario in risposta a stimoli esterni come infezioni, infiammazioni o stress.
Il RDW (Red Cell Distribution Width) è un indice che misura la variabilità di dimensione dei globuli rossi circolanti nel sangue, espressa come coefficiente di variazione del volume eritrocitario. Non misura la grandezza media dei globuli rossi (compito dell'MCV) ma quanto questa dimensione è eterogenea da cellula a cellula. È prodotto automaticamente dai moderni analizzatori ematologici ed è un indicatore indiretto della qualità e dell'uniformità della produzione eritrocitaria nel midollo osseo.
La conta dei globuli bianchi (WBC) quantifica la presenza di leucociti nel sangue periferico, cellule fondamentali per il corretto funzionamento del sistema immunitario. I globuli bianchi, prodotti dal midollo osseo, svolgono un ruolo cruciale nella difesa dell’organismo contro agenti patogeni, processi infiammatori, reazioni allergiche e cellule potenzialmente anomale. Il loro valore rappresenta un indicatore sintetico ma sensibile dello stato immunologico generale e di eventuali condizioni patologiche in atto.

19 parameters
L’albumina è la principale proteina plasmatica prodotta dal fegato. Ha un ruolo cruciale nel mantenere la pressione oncotica (ossia l’equilibrio dei liquidi tra vasi sanguigni e tessuti), nel trasporto di sostanze come ormoni, farmaci e acidi grassi, e nella regolazione del pH.
L’azotemia misura la concentrazione di urea nel sangue, una sostanza di scarto prodotta dal fegato durante il metabolismo delle proteine. L’urea viene successivamente filtrata ed eliminata dai reni, motivo per cui questo parametro riflette l’equilibrio tra la sua produzione e la capacità dell’organismo di eliminarla.
La presenza di batteri nelle urine, detta batteriuria, indica la colonizzazione batterica di un tratto che in condizioni normali è sterile, ovvero vescica, ureteri e rene. Viene rilevata all'esame microscopico del sedimento urinario oppure stimata indirettamente dalle strisce reattive tramite la positività ai nitriti. È uno dei parametri più diretti per sospettare un'infezione delle vie urinarie, ma va sempre contestualizzato con gli altri dati clinici e di laboratorio per distinguere una vera infezione da una semplice contaminazione del campione.
Presenza di bilirubina nelle urine.
Il calcio è un minerale fondamentale per molte funzioni vitali: è essenziale per la salute delle ossa e dei denti, per la contrazione muscolare, la trasmissione degli impulsi nervosi, la coagulazione del sangue e il corretto funzionamento di numerosi enzimi. Solo una piccola parte del calcio totale circola nel sangue, mentre la maggior parte è immagazzinata nelle ossa.
Le cellule epiteliali nelle urine sono cellule di rivestimento provenienti da diversi tratti delle vie urinarie e genitali, che si desquamano fisiologicamente e vengono eliminate con le urine. Ne esistono tre tipologie principali con significato clinico diverso: le cellule squamose, di origine uretrale e genitale esterna; le cellule di transizione (o uroteliali), provenienti da vescica, ureteri e pelvi renale; le cellule tubulari renali, le più piccole e clinicamente più rilevanti, originarie dei tubuli del rene. La loro presenza e tipologia al microscopio fornisce informazioni precise sulla sede e sulla natura di un eventuale processo patologico.
Presenza di chetoni nelle urine (acetoacetato, β-idrossibutirrato).
La creatinina è un prodotto di scarto derivato dal metabolismo della creatina, una sostanza utilizzata dai muscoli per produrre energia. Viene filtrata quasi interamente dai reni, per cui il suo livello nel sangue è un indicatore chiave della funzionalità renale.
Indice della concentrazione urinaria (peso specifico).
Ricerca di emoglobina nelle urine.
La presenza di eritrociti nelle urine, detta ematuria, indica che globuli rossi stanno attraversando una barriera che normalmente li trattiene, filtrando nel tratto urinario da un punto di sanguinamento attivo. Possono provenire da qualsiasi livello delle vie urinarie, dal rene fino all'uretra, oppure dal glomerulo renale in caso di danno alla barriera filtrante. La morfologia degli eritrociti al microscopio è determinante per capire dove origina il sanguinamento e orientare il percorso diagnostico.
Ricerca/quantificazione del glucosio nelle urine.
La presenza di leucociti nelle urine, detta leucocituria o piuria quando abbondante, indica che cellule del sistema immunitario stanno migrando attivamente verso le vie urinarie in risposta a un processo infiammatorio o infettivo. In condizioni normali una piccola quota di leucociti può attraversare la parete delle vie urinarie, ma in quantità talmente esigua da risultare assente o trascurabile all'esame standard. La loro comparsa in numero significativo è sempre un segnale che qualcosa sta attivando una risposta difensiva locale.
I nitriti urinari sono il prodotto della conversione batterica dei nitrati alimentari presenti nelle urine, operata da specifici enzimi batterici chiamati nitrato-reduttasi. In condizioni normali le urine non contengono nitriti, perché i batteri che li producono non sono presenti nelle vie urinarie sane. La loro comparsa è quindi un segnale quasi esclusivamente batterico e rappresenta un marcatore indiretto di infezione delle vie urinarie.
Acidità/alcalinità delle urine.
Il potassio è un minerale intracellulare essenziale per il corretto funzionamento di cuore, muscoli e sistema nervoso. La sua concentrazione nel sangue, seppur minima rispetto a quella intracellulare, è fondamentale per mantenere l’equilibrio elettrico delle cellule e la contrazione muscolare.
La presenza di proteine nelle urine, detta proteinuria, indica che il filtro renale sta lasciando passare molecole che in condizioni normali dovrebbero restare nel sangue. Il rene sano trattiene quasi completamente le proteine plasmatiche grazie alla barriera glomerulare, riassorbendo nel tubulo prossimale le poche che riescono a filtrare. Quando questa barriera si danneggia o il tubulo perde la sua capacità di riassorbimento, le proteine compaiono nelle urine in quantità patologica.
Il sodio è un minerale fondamentale per il bilancio idrico, la trasmissione degli impulsi nervosi e la contrazione muscolare. La sua concentrazione nel sangue riflette l’equilibrio tra liquidi e sali nell’organismo ed è strettamente regolata dai reni, tramite l’azione di ormoni come l’aldosterone.
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